| Bruno Fornara, critico cinematografico delle più prestigiose riviste di cinema, selezionatore per molti anni dei film della Mostra del cinema di Venezia, e insegnante presso la Scuola Holden di Torino, torna a Bergamo per un nuovo viaggio alla scoperta del linguaggio cinematografico.
“Passeremo ore felici nei nostri incontri con Billy Wilder, maestro mirabile di commedie e di drammi.
Costruttore di storie affascinanti.
Gran direttore di attrici e attori.
Il suo cognome ha una pronuncia tedesca: vilder, e una americana: uailder. È nato a Sucha, Impero austro-ungarico, oggi Polonia, nel 1906, ed è morto a Los Angeles, nel 2002. Ha scritto la sceneggiatura di molti film, come
Uomini di domenica, di Curt Siodmak, Robert Siodmak, Edgar G. Ulmer e Fred Zinnemann, 1930;
Amore che redime, di Alexander Esway e Billy Wilder, 1934;
Sotto pressione, di Raoul Walsh, 1935;
L’ottava moglie di Barbablù, di Ernst Lubitsch, 1938;
La signora di mezzanotte, di Mitchell Leisen, 1939;
Ninotchka, di Ernst Lubitsch, 1939;
Colpo di fulmine, di Howard Hawks, 1941.
Ha diretto 25 film.
Quando la moglie è in vacanza, 1955;
L’aquila solitaria, 1957;
Arianna, 1957;
Testimone d’accusa , 1957;
A qualcuno piace caldo, 1959;
L’appartamento, 1960;
Uno, due, tre!, 1961;
Irma la dolce, 1963;
Baciami, stupido, 1964;
Non per soldi… ma per denaro, 1966;
Vita privata di Sherlock Holmes, 1970;
Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?, 1972;
Prima pagina, 1974;
Fedora, 1978 e infine
Buddy Buddy, 1981.
Di famiglia ebraica.
Studia a Vienna. Scrive sui giornali: lo mandano a intervistare Sigmund Freud che lo caccia fuori appena sa che è un giornalista: e lui si ricorderà di questo trattamento, nei suoi film, prendendo più volte per i fondelli psichiatri e psicanalisti…
Si trasferisce a Berlino e scrive sceneggiature.
Con l’arrivo dei nazisti, va in Francia, quindi negli Stati Uniti. Per il grande Ernst Lubitsch scrive la mirabile sceneggiatura di Ninotchka, che gli vale la nomination all’Oscar: nello studio di Wilder si trovava una targa, ora al Museo del Cinema di Berlino, con scritto: “How would Lubitsch do it?”, cioè “Come lo farebbe Lubitsch?”.
Nel 1942 dirige il suo primo film da regista, Frutto proibito con Ginger Rogers. Nel ’44 arriva il suo primo meraviglioso capolavoro, La fiamma del peccato, che si guadagna due nomination all’Oscar per regia e sceneggiatura. Da lì parte una carriera con tanti film di successo, quelli con Marilyn Monroe, quelli con Jack Lemmon e Walter Matthau. Gli mancava solo un ultimo traguardo (questo lo penso io…): girare finalmente (volutamente? Io penso di sì…) un film brutto, che è l’ultimo suo film, Buddy Buddy del 1981.
In totale, in carriera ha vinto 4 Oscar da regista e 4 da sceneggiatore.
Non c’è nessuno che non ha amato – tanto per dirne qualcuno, così come vengono in mente, alla rinfusa – L’appartamento, A qualcuno piace caldo, La fiamma del peccato, L’asso nella manica, Viale del tramonto, Sabrina, Quando la moglie è in vacanza, Testimone d’accusa, Uno, due, tre!, Irma la dolce, Baciami, stupido, Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?, Prima pagina…
Ha detto gioiosamente Billy Wilder: «Ho solo fatto i film che mi sarebbe piaciuto vedere». E noi, se abbiamo visto almeno alcuni dei suoi 25 film, possiamo ripetere che lui ha fatto non solo film che ci è piaciuto vedere ma anche rivedere e ri-rivedere due, tre, quattro volte…”
Bruno Fornara
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